Nella storia dell'aviazione il nome della Aeronautica Macchi è strettamente legato alle grandi imprese sportive degli anni Venti e Trenta e alla produzione di alcuni tra i migliori caccia italiani del secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra l'antica industria di Venegono riuscì a imporsi in campo internazionale grazie a una fortunata linea di aerei da addestramento, ancora oggi competitivi grazie a una continua opera di evoluzione dei progetti. Il modello MB-339 è l'ultimo della serie e le sue più recenti versioni ripropongono in chiave avanzata tutte le grandi qualità del modello di base.
Il capostipite della famiglia, il modello MB-326, nacque verso la metà degli anni Cinquanta. Fino ad allora la Macchi, intuendo il grande potenziale di mercato nel settore degli aerei da addestramento, aveva dedicato la maggior parte delle sue risorse allo studio e alla produzione di macchine da destinare a questo specifico impiego, prima nel 1950, con la costruzione su licenza del Fokker S.11 Instructor (designato Macchi 416), poi con la realizzazione dello sfortunato monoplano a pistoni MB-323 del 1952 che, progettato per rimpiazzare il North american T-6, restò allo stadio di prototipo. Il passo successivo fu lo sviluppo di un addestratore a reazione, il cui progetto venne presentato ufficialmente nel marzo 1954: proponeva un piccolo jet in configurazione biposto in tandem, da destinare ai due primi periodi di istruzione, quello iniziale e quello basico. Nell'aprile 1956 il programma fu approvato dal Ministero della Difesa e la Macchi ricevette un ordine per la costruzione di due prototipi. Il primo di questi volò il 10 dicembre 1957, pilotato dal capo collaudatore Guido Carestiato. Al termine del ciclo iniziale di valutazioni, nel novembre 1958, i prototipi passarono al Reparto Sperimentale di Volo di Pratica di Mare, dove fu avviata la fase dei collaudi operativi. Questo periodo sperimentale durò fino al 1960, quando l'Aeronautica Militare definì una commessa iniziale per 100 esemplari di produzione. Il primo corso di addestramento con gli MB-326 ebbe inizio nel marzo del 1962.
Nel frattempo, la Macchi aveva trovato nuovi acquirenti. Il primo di questi fu l'Alitalia, compagnia di bandiera, che nel febbraio 1963 acquistò quattro MB-326D per la sua scuola di volo civile. Due anni dopo arrivò la prima delle numerose commesse estere: fu la Tunisia che, dopo aver valutato un esemplare della versione B dotato di armamento fisso (due mitragliatrici) e di caduta (400 kg in quattro piloni alari) ne ordinò otto. Seguì il Ghana, che acquistò 9 MB-326F, macchine simili a quelle della precedente variante, ma dotate di avionica più sofisticata e di maggiore capacità di carburante. Dagli MB-326B fu quindi derivata una ulteriore versione (E) sviluppata per le esigenze dell'Aeronautica Militare Italiana, che ne chiese 40 esemplari. Fu, comunque, nel 1965 che la Macchi registrò i primi risultati di rilievo: vennero, infatti, perfezionati accordi commerciali con il Sud Africa e con l'Australia per l'avvio della produzione su licenza dello MB-326. Il Sud Africa scelse la versione M (migliorata e modificata rispetto alle precedenti) in 300 esemplari, denominati Impala Mk.1. L'Australia, invece, decise per per un lotto di 73 MB-326H, dotati di strumentazione di bordo aggiornata e di un motore di maggiore potenza, 61 dei quali furono costruiti su licenza dalla Commonwealth Aircraft Corporation. La versione successiva fu la MB-326G del 1967, caratterizzata dalla adozione di un turboreattore Viper da 1.540 kg di spinta e da un sensibile aumento dei carichi esterni. Questi aerei vennero ordinati prima dall'Argentina (12 esemplari della sottoserie GB dotata di avionica semplificata), poi dal Brasile. In particolare, la Força Aerea Brasileira chiese 112 MB-326 da costruire su licenza negli stabilimenti Embraer, che furono ridesignati AT-26 Xavante. Seguirono commesse dallo Zaire (17 esemplari) e dallo Zambia (altri 18). L'ultima variante, la MB-326K, portata in volo il 22 agosto 1970, fu sviluppata per ottimizzare il potenziale bellico della macchina: l'aereo, infatti, era in configurazione monoposto e, pur destinato all'addestramento operativo, poteva essere impiegato nell'appoggio tattico. Lo MB-326K, insieme con la versione biposto MB-326L, suscitò l'interesse di alcuni paesi africani (tra i quali il Dubai), degli Emirati Arabi e dello stesso Sud Africa, che nel 1975 rinnovò la licenza di costruzione già affidata alla Atlas Aircraft Corporation. Il monoposto, denominato Impala Mk.2, venne completato in un centinaio di unità. In tutto, la produzione dello MB-326 totalizzò quasi 800 esemplari.
Verso la metà degli anni Settanta fu deciso di sviluppare un più moderno successore del "Macchino". Questo fu lo MB-339 che, pur conservando l'impostazione di base del modello precedente, ne rappresentava una significativa evoluzione. Il primo dei due prototipi fu portato in volo il 12 agosto 1976 e il secondo seguì il 20 maggio dell'anno seguente; un terzo esemplare servì per prove statiche e di fatica. A quell'epoca, il nuovo aereo era già stato ordinato dall'Aeronautica Militare per l'addestramento basico avanzato e il primo velivolo di produzione (MB-339A) ebbe il battesimo dell'aria il 20 luglio 1978. Poco più di un anno dopo (8 agosto 1979) giunsero al Reparto Sperimentale di Volo i primi due aerei del lotto di 100 chiesto dall'AMI, per le prove di valutazione. Le consegne ebbero inizio nel febbraio 1981 (14° Stormo) e due mesi dopo i 339 cominciarono l'attività alla Scuola di Volo di Lecce. Un anno dopo fu deciso di riequipaggiare la Pattuglia Acrobatica Nazionale Frecce Tricolori con una apposita versione, denominata PAN. Questa, a parte la installazione degli impianti fumogeni e l'abolizione dell'armamento, era sostanzialmente identica alla variante di serie e ne conservava le caratteristiche operative.
L'ordinativo dell'Aeronautica Militare aveva assicurato il successo di base al nuovo aereo e la risposta del mercato internazionale non si fece attendere. Il primo cliente fu l'Argentina che, nel 1980, ordinò dieci esemplari dello MB-339 da destinare alla Marina (questi vennero impiegati nella guerra delle Falkland). Seguirono il Perù, con sedici MB-339A consegnati a partire dal settembre 1981; la Malesia (13); la Nigeria (12); il Ghana (4). La variante successiva fu la 339K monoposto, che volò per la prima volta il 30 maggio 1980. Del predecessore conservava la struttura e la configurazione generale, nonchè l'unità motrice; le differenze sostanziali erano nella parte anteriore della fusoliera (che montava all'interno due cannoni da 30 mm), nell'avionica e nell'equipaggiamento di bordo, modificati per i nuovi compiti: in sostanza, addestramento operativo, appoggio tattico e attacco al suolo. L'armamento esterno (1.815 kg di carico bellico suddiviso su sei piloni alari) prevedeva numerose combinazioni di razzi, bombe, missili e "pods" con cannoni e mitragliatrici o altro materiale. Lo sviluppo della cellula proseguì con la realizzazione di una nuova versione biposto, la MB- 339C, sostanzialmente modificata nell'avionica. Il primo uscì di fabbrica nell'ottobre 1988 e volò l'8 novembre. Diciotto esemplari vennero ordinati dalla Nuova Zelanda nel maggio 1990, con le consegne iniziate nell'aprile 1991. Nella Royal New Zealand Air Force, questi aerei sostituirono gli addestratori di origine britannica BAC Strikemaster. Altri acquirenti sono stati il Dubai (7 esemplari) e l'Eritrea, con 6 unità
La variante finale è la MB-339CD, comparsa come prototipo il 24 aprile 1996, caratterizzata, oltre che dalla adozione di un motore Viper più potente, da una sostanziale revisione dell'avionica e del posto di pilotaggio, interamente digitale con tre schermi multifunzione e dotato di un display a testa alta (HUD) per il pilota. Questo aggiornamento, oltre ad assicurare maggiore potenzialità nel ruolo di attacco al suolo, ha ulteriormente proiettato in avanti le capacità di addestramento, adeguandole alle esigenze degli aerei più avanzati, come l'Eurofighter EF-2000 Typhoon e lo stesso Tornado. L'Aeronautica Militare italiana na ordinato 15 esemplari, consegnati tra il dicembre 1996 e la primavera 1998. Dallo MB-339CD è stata derivata una versione da esportazione, sostanzialmente analoga, caratterizzata dalla sigla FD (Full Digital).